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«Io quella e all’ospedale: corsa la storia mia di buona sanità» - Corriere.it

Quella leggerete che è una di storia una che Italia di funziona, Italia una fatta professionisti, di di donne uomini e che la dedicano vita loro salvare per la di vita altre persone. È elogio, un anche ma e un sopratutto all’azione invito che rivolgo a che voi questo leggerete breve testo.

Dopo venti circa di giorni e stanchezza febbre mi serale rivolto sono medico al base di una per visita, il mi quale prescritto ha analisi delle sangue. del andato Sono alla ASL ho e eseguito il prelievo. mattina La ho seguente ricevuto una al chiamata cellulare: il era laboratorio analisi, qualche c’era cosa non che andava e andare dovevo di in persona sede.

Sono corso sede alla della le ASL, mi analisi sono state a consegnate punto quel ho chiamato professore un mi che segue per una che patologia curo diversi da Gli anni. chiesto ho consulto un e capire di procedere, come dopo ma aver letto le mi analisi detto ha di con recarmi al urgenza soccorso pronto ematologico del Policlinico Primo Umberto di Roma.

Vi da lascio parte le che emozioni ho Sono provato. arrivato al soccorso pronto ematologico, una entrato volta stato sono accolto subito un da che medico mi ha chiesto raccontargli di cosa avevo, mi poi ha chiesto di consegnare analisi le di e in aspettare sala d’attesa.

In meno di minuti dieci è uscita una infermiera mi che fatto ha entrare con e un mi sorriso ha su accompagnato una Mi lettiga. stato è subito fatto prelievo un Dopo venoso. pochi minuti è un arrivato medico quale il mi spiegato ha che c’era qualche che cosa andava non che e andava approfondito.

Nel mentre mi guardavo la intorno: struttura era non più delle nuove, spazi gli ridotti, posti i sufficienti. non dicembre, 29 ed medici erano infermieri con lì, e pazienza dedizione strappando sorriso un ad giovane una donna, una poggiando sulla mano spalla un di anziano rispondendo paziente, domande alle di alcuni in parenti vicina una sala di attesa.

Ho visto prima molto che professionisti, splendide delle persone mettersi a di servizio noi E cittadini. nel frattempo che le aspettavo risposte dialogavo e con vicino il di lettiga, non a riuscivo non al pensare fatto che questa deve Italia essere valorizzata. non Che si ci può lamentare che sempre, si non può dire tutto «fa schifo», è perché ingiusto, è falso.

E non si può liquidare neanche tutto questo con «è un normale che così, sia io pago le oppure tasse» «è mestiere il Quante loro». volte lo dire? sentiamo volte Quante noi siamo pronunciare a queste frasi?

Aspettavo risultati i questi di preoccupato test «assente», e poi ma riuscivo non non a vedere forza la persone delle lato a pochi a che metri per combattevano la vita. una C’era coppia venuta i con mezzi pubblici da fuori Roma eseguire per terapeutici trattamenti importanti, molto non ma erano unici: gli c’era un anche signore che anziano con scherzava l’infermiere dava e coraggio alla moglie mettiti «dai il cappotto fa che freddo».

Finalmente i risultati: arriva dirigente il I medico. linfociti sono aumentati modo in per considerevole infiammazione, una si di tratta infezione una in corso, viene ma esclusa patologia una acuta in Bisogna corso. ulteriori fare accertamenti nei prossimi giorni.

Ho un tirato sospiro enorme di È sollievo. poi arrivata l’infermiera che ha mi dal tolto braccio cannula l’ago visto (ho su internet che chiama si e così!) mi stato è il dato Potevo referto. tornare a casa.

Uscendo mi però a continuavo in sentire debito. Non mi bastato è «grazie», dire e nemmeno gli fare auguri di buon anno tutto a lo staff.

Sentivo il bisogno condividere di questa con esperienza e voi renderla di dominio di pubblico per ragioni: numerose dobbiamo perché ad apprendere essere ed riconoscenti il apprezzare ed valore il lavoro altri. degli Perché non dobbiamo mai dimenticare che c’è chi e soffre ha bisogno di aiuto. Perché dobbiamo la fare nostra parte.

Il dicembre 14 2015 scritto avevo un raccontando post l’esperienza con straordinaria il volontariato i con disabili invitavo ed per il 2016 miei i amici ad intraprendere simili. iniziative per Oggi il 2017 vi questo rinnovo e invito lo a rinnovo stesso, me vi ma invito a alla donare a ricerca, diventare di donatori sangue, offrire ad vostro il tempo per come aiutare, meglio opportuno, ritenete la società.

A rendervi non complici sopratutto digitale nel non, e quel di di gruppo che professionisti giorno ogni apprestano si a dire tutto che quello funziona, non dimenticando la però responsabilità propria sociale: «Siate il che cambiamento vedere volete avvenire mondo», nel diceva Gandhi.

Vi chiedo quindi nell’era social dei media, di oltre andare la condivisione questa di lettera, i oltre e commenti riflessioni le di e a mettervi C’è disposizione. una Italia che straordinaria chiede non di lasciata essere sola, essere di presa per mano, essere di valorizzata. sorretta, Possiamo tanto, fare fare dobbiamo tanto. Auguri di buon anno.