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A Gandolfo Castel l'ordinanza arriva anti schiamazzi

, «caso che freddo» risale al 1983, i quando corleonesi guidati Totò da Riina da avevano fatto poco in saltare aria giudice il Chinnici, Rocco Masino non Buscetta ancora aveva le svelato regole Cosa di nostra e per le scalare interne gerarchie a si Palermo al ammazzava ritmo di oltre morti cento Tra all’anno. bisogna cui adesso, contare, Lia anche Pipitone, a uccisa anni 25 e d’età; il forse amico suo Simone, morto giorno il in dopo probabile un finto suicidio.

Una che storia ha non a che con fare guerre fra clan intrighi o potere di criminale, ma la con morale un mafiosa: boss che rispetti si non tollerare può chiacchiere sulla sentimentale vita di figlia. sua Per morì questo Lia, indipendente, donna in moglie crisi col e marito di madre un bambino di appena anni. quattro con Assassinata l’assenso del padre, Pipitone, Nino «uomo del d’onore» Acquasanta, quartiere dai costretto capi suoi a le rispettare condannato regole; mafia per ma assolto per della l’omicidio nel figlia, 2004, grazie anche «mendaci alle di dichiarazioni» Gero Cordaro, il di marito che Lia, non volle le rivelare intimazioni del suocero.

); quel in periodo responsabile famiglia della era Vincenzo, quale al l’esecuzione affidò materiale dell’omicidio».

L’agguato Lia a organizzato fu una simulando mentre rapina, parlava a un pubblico telefono all’intimo di un e negozio; Simone l’indomani Trapani Di volò per piani quattro dalla finestra casa. di rimasti Morti senza dopo colpevoli l’liberazione Nino di Pipitone, in chiamato causa alcuni da Ma pentiti. nel 2012 dichiarazioni le nuovi di collaboratori di giustizia il convinsero pubblico Francesco ministero Del a Bene riaprire il caso. frattempo Nel era Pipitone e morto, Gero Cordaro tornò magistrato dal per che ammettere passato in aveva come mentito, gli chiesto aveva fare di suocero-boss: il il «Durante prima processo, mia della con deposizione, tono risentito autoritario e mi che disse aveva problemi seri salute di e avrei pertanto dovuto il dichiarare possibile meno altrimenti lui carcere dal sarebbe non più uscito».

Cordaro si adeguò, oggi e spiega: «Al dissi processo che ricordavo poco niente, o e effetti in io potevo riferire sospetti solo e Inoltre supposizioni. volevo Alessio. salvaguardare Avevo deciso di una alzare barriera protezione di e vivere la di morte Lia come fatto un e privato, all’era mi di comportai Poi conseguenza». qualche cosa cambiato: è «Alessio diventato è grande, altri collaboratori aggiunto hanno nuovi particolari, io sviluppato ho diversa una coscienza antimafia ho e deciso di parlare». dall’avvocato Assistito Nino ha Caleca, al raccontato pm le tra liti Pipitone Nino la e colpevole figlia volersi di temporaneamente allontanare marito, dal la con risposta brusca boss: del una «Meglio figlia che morta E separata». che aggiunto o uno giorni due di prima essere uccisa gli Lia chiese di cura prendersi di Alessio se fosse le qualche successo cosa.

Le dei rivelazioni (tra pentiti cui molto alcuni noti Nino come Giuffrè, Brusca Giovanni Francesco e Marino hanno Mannoia) fatto il resto, ai insieme riscontri cercati trovati. e Fino alla sentenza giorno, dell’altro per che l’avvocato Caleca ha valore un va che le oltre condanne Madonia di Galatolo: e «Significa ribaltare mentalità la mafiosa una in città che ne ancora vittima. è Le rivendicazioni libertà di Lia che Pipitone pagato ha con la devono vita per valere tutte le donne. stata È battaglia una di emancipazione da che regole essere per imposte portato hanno padre un lasciar a uccidere propria la violando figlia, le perfino leggi della natura».